PSICOTRAUMATOLOGIA

“… lo stress post-traumatico, conoscerlo meglio!”

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La psicotraumatologia

è spesso indebitamente confusa con la psicologia dell’emergenza, di cui però rappresenta solo una delle declinazioni operative, nelle situazioni in cui le reazioni ad un evento acuto si cristallizzano e si strutturano, fino a costituire un vero e proprio trauma psicologico. La psicotraumatologia si occupa pertanto di tutti i disturbi trauma-correlati, dal disturbo dell’adattamento, al distrubo acuto da stress, fino al disturbo da stress post-traumatico e ai distrubi dissociativi, demandando invece al più vasto ambito della psicologia dell’emergenza tutti gli aspetti comunicativi, sociali, organizzativi, di “pronto soccorso psicologico” e di supporto sul campo degli eventi critici e delle situazioni di crisi.

L’obiettivo dell’intervento psicoterapeutico di tipo psicotraumatologico è quindi quello di ridurre o eliminare i sintomi post-traumatici, attraverso un’integrazione e una rielaborazione dei ricordi disturbanti in un significato coerente rispetto all’esperienza vissuta. Infatti, il trauma psicologico può essere concettualizzato come l’impossibilità di costruire un significato coerente rispetto all’inaccettabilità e all’ineluttabilità degli eventi negativi occorsi all’individuo. Rispetto a questo vissuto, nella pratica clinica viene posta particolare attenzione alla stabilizzazione dei sintomi, ovvero si insegnano al paziente tecniche per il contenimento e la gestione della propria attivazione ansiosa, passo imprescindibile prima di lavorare direttamente sulle memorie traumatiche.

Trauma Psicologico

Il trauma può essere definito come  un evento inatteso che stravolge l’esistenza di chi ne è coinvolto.

La persona sperimenta intensamente un rischio di incolumità per la sua vita o per le persone a lui care. La reazione emotiva al trauma può essere di estrema attivazione fisiologica o di estrema impotenza.

Un trauma ha un forte impatto emotivo e provoca problemi psichici o somatici nella persona, la quale non riesce a rispondere in modo adeguato alla situazione.

Quali sono le cause del trauma?

  • Disastri Naturali (terremoti, alluvioni, devastazioni)
  • Guerra, Tortura
  • Aggressione Fisica
  • Violenza psicologica
  • Abuso Sessuale
  • Incidenti stradali o sul lavoro
  • Comportamenti di mobbing
  • Lutto, Malattie gravi e invalidanti
  • Separazione, Divorzio
  • Professioni a rischio: medici, soccorritori, forze dell’ordine, educatori, ecc.

Non è solo l’evento ad essere traumatico, è soprattutto il modo in cui la persona sperimenta l’evento e la sua vulnerabilità che possono portare all’insorgere di un disturbo da stress post-traumatico. Dopo un trauma una persona spesso si sente tesa, stanca, demotivata, triste. Nonostante il passare del tempo il trauma resta vivo e il ricordo di vissuti traumatici attiva fortemente le emozioni.

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I sintomi principali conseguenti ad un trauma sono:

  • insonnia
  • irritabilità
  • ansia
  • tristezza e demotivazione
  • sensazione di pericolo imminente
  • sensazione di perdita di controllo
  • sentimenti di vergogna e senso di colpa
  • evitamento di attività o situazioni che ricordano il trauma
  • ricordi o pensieri intrusivi, incubi, flashback
DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO

Secondo il DSM-V, il Disturbo Post-Ttraumatico da Stress (PTSD) si sviluppa in seguito all’esposizione ad un evento stressante e traumatico che la persona ha vissuto direttamente o a cui ha assistito, che ha implicato morte, minacce di morte, gravi lesioni, minaccia all’integrità fisica propria o altrui. La risposta della persona all’evento comporta paura intensa, senso di impotenza, orrore.

I sintomi del Disturbo Post Traumatico da Stress possono essere raggruppati in tre categorie principali:

  • intrusività dei ricordi: l’evento viene rivissuto persistentemente dall’individuo attraverso immagini, pensieri negativi, sensazioni sgradevoli, incubi notturni;
  • evitamento esperienziale: la vittima cerca di evitare di pensare al trauma o di essere esposta a stimoli che possano riportarglielo alla mente. E’ spesso presente anche un diminuito interesse per gli altri, un senso di distacco e di estraneità, che può condurre fino a sintomi dissociativi;
  • stato di iperattivazione persistente: difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza ed esagerate risposte di allarme.

I sintomi del PTSD possono insorgere immediatamente dopo il trauma o dopo mesi. Il quadro dei sintomi può essere inoltre acuto, se la durata dei sintomi è minore di tre mesi, cronico se ha una durata maggiore o ad esordio tardivo, se sono trascorsi almeno 6 mesi tra l’evento e l’esordio dei sintomi. A volte, anche il solo fatto di essere venuti a conoscenza che un membro della famiglia o un amico stretto è stato aggredito, ha avuto un incidente o è morto (soprattutto se la morte è improvvisa e inaspettata) può far insorgere questo tipo di disturbo.

Il trattamento del PTSD richiede necessariamente un intervento psicoterapeutico cognitivo-comportamentale, che faciliti l’elaborazione del trauma fino alla scomparsa dei sintomi. Per l’elaborazione del trauma si è rivelato particolarmente utile l’EMDR, tecnica specifica di alta efficacia scientifica.

Disturbo Post-Traumatico Complesso

In tempi recenti (Herman, 1992) è stata introdotta la categoria diagnostica di “Disturbo Post-Traumatico da Stress Complesso” (PTSD-C), nel tentativo di colmare la lacuna tra la

descrizione delle conseguenze dei singoli eventi traumatici e la sintomatologia dei traumi interpersonali ripetuti e di lunga durata, che comportano, specie se precoci, disregolazione emotiva, somatizzazione, disintegrazione e dissociazione.

Successivamente, molti autorevoli scienziati hanno cercato di inserire nel DSM tale nuova categoria diagnostica. L’impegno profuso e la considerevole mole di studi in proposito ha permesso negli ultimi decenni di prestare maggiore attenzione all’importanza del trauma precoce interpersonale nella eziologia del disagio psicologico.

Sebbene non ancora definito ufficialmente come disturbo nel DSM V, il PTSD-C presuppone un sistema di cura “trauma-informed”, un mutamento di paradigma, che richiede l’adozione di una prospettiva centrata sul trauma complesso come disturbo dello sviluppo, e, contemporaneamente, lo sviluppo di un modello ecologico dell’intervento.

EMDR

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è una tecnica psicoterapeutica ideata da Francine Shapiro nel 1989. Questa metodologia, utile per il trattamento di disturbi causati da eventi stressanti o traumatici, sfrutta i movimenti oculari alternati o altre forme di stimolazione alternata destra-sinistra, per ristabilire l’equilibrio eccitatorio-inibitorio delle reti neurali, permettendo così una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali.

Le prime sedute di una terapia basata sull’EMDR sono dedicate alla costruzione di una relazione terapeutica di fiducia, alla valutazione della condizione del paziente e della sua possibilità di lavorare con l’EMDR stesso, nonché all’esame della sua storia. E’ in questa fase che vengono identificati gli eventi di vita del paziente da cui il malessere ha avuto origine. L’EMDR si focalizza proprio sull’elaborazione di questi ricordi.

Segue una fase di preparazione e di stabiliaazione. Al paziente viene spiegato il metodo, in modo da permettergli un consenso informato al trattamento e poi, si comincia a lavorare sul rafforzamento delle sue risorse e sui ricordi positivi, per introdurre la modalità di lavoro vera e propria.

Successivamente, tramite un protocollo strutturato, il terapeuta guida il paziente nella descrizione dell’evento traumatico scelto, nell’identificazione della parte peggiore dell’evento stesso, dei pensieri, delle emozioni e delle sensazioni fisiche che esso ancora suscita.

Al termine di questa fase di preparazione inizia la desensibilizzazione. Il paziente è invitato a focalizzarsi sugli elementi del ricordo precedentemente individuati, a lasciare andare la mente, a seguire la stimolazione e a notare quello che accade. E’ a questo punto che viene avviata la stimolazione bilaterale vera e propria, la quale verrà somministrata in brevi set, scanditi da momenti di feedback, in cui il paziente riferisce pensieri, emozioni, immagini, sensazioni o quant’altro egli abbia notato. La stimolazione bilaterale può essere sia oculare – cioè chiedendo al paziente di muovere gli occhi seguendo le dita del terapeuta – oppure tramite tamburellamenti che il terapeuta esegue sulle mani del paziente. Durante la stimolazione e l’elaborazione il paziente rimane sempre cosciente e presente a se stesso.

Quando la desensibilizzazione dell’evento traumatico è completata, si procede con il rafforzamento dell’idea più positiva che il paziente riesce ad esprimere su di sé rispetto all’evento traumatico subìto. Segue una fase di scansione corporea per verificare se permangono sensazioni disturbanti a livello fisico e, se sono presenti, si procede con la stimolazione bilaterale fino alla loro scomparsa.

La chiusura della seduta è dedicata ad istruire il paziente su come gestire lo spazio di tempo fino alla seduta successiva.

Alla fine di una seduta EMDR, l’evento preso come target cambia nei contenuti e nel modo in cui si presenta. Soprattutto, si registra una diminuzione delle emozioni sgradevoli e delle sensazioni corporee ad esso associate. Il paziente comincia a sentire che l’esperienza traumatica fa parte del passato, ha una precisa collocazione nella sua storia di vita ed è meno disturbante.

Non è facile prevedere la durata di un trattamento con EMDR. Questa dipenderà dal tipo di problema, dalle circostanze di vita, dal numero di eventi traumatici subiti e dalla loro entità. Esso potrà essere molto breve, 4 o 5 sedute, oppure durare molto di più, in particolare per problematiche complesse, cui non è facile accedere.

NET

La NET (Narrative Exposure Therapy) è una tecnica specifica per il trattamento breve e la  la  cura dei disturbi trauma-correlati. La NET si basa sulla teoria della rappresentazione duplice dei ricordi traumatici (Elbert & Schauer,2002) con un focus sulla concettualizzazione di elementi che sono associati al network della paura di matrice sensoriale, affettiva e cognitiva. Questo intervento permette di passare da una memoria calda, emotivamente compromessa, ad una memoria fredda, emotivamente distanziata, del ricordo traumatico.

La costruzione di tali associazioni facilita l’elaborazione delle memorie traumatiche e favorisce la loro collocazione naturale nella cornice di vita dell’individuo. Il paziente, aiutato dal terapeuta, costruisce per step successivi una narrazione ordinata dei vissuti negativi, con l’obiettivo di lavorare sulle esperienze traumatiche e trasformare i racconti frammentati di tali eventi in una narrazione coerente ed equilibrata.

La comprensione empatica, l’ascolto attivo, la congruenza tra piano emotivo e cognitivo sono componenti chiave di questo intervento terapeutico. Per quanto riguarda le esperienze traumatiche, il terapeuta chiede un resoconto dettagliato circa le emozioni, le cognizioni e le sensazioni, nonché le risposte fisiologiche. Il paziente è incoraggiato a far emergere queste emozioni mentre racconta l’evento, senza perdere il contatto con il presente: usando aspetti rievocanti il trauma sia emotivi sia fisiologici, il paziente collega le esperienze a fatti episodici, come il tempo e lo spazio. In questo modo, si facilita la rielaborazione, la costruzione del significato e l’integrazione dell’evento traumatico.

Nel contesto italiano, la NET viene erogata tramite la Società Italiana per lo Studio dello Stress Traumatico (SISST) che si avvale della supervisione scientifica di “Vivo International”, un’associazione non governativa che ha messo a punto il trattamento.

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